d-JAYS

Un paio di auricolari strane
Prima di tutto un po’ di storia. Jens Nylander è un ragazzone svedese col pallino della musica digitale. Tempo fà decise di convertire il pallino in business, ma gli andò male e fu bancarotta. Il giovane Jens non si perse d’animo, anzi con più entusiasmo di prima decise di riprovarci con un progetto persino più ambizioso. Realizzare delle auricolari studiate e tarate ad hoc per spremere tutto il meglio dai nostri lettori digitali, andando a intaccare il mercato in quella fascia dove si posizionano le entry level dei grossi nomi, Etymotic, Shure, Ultimate Ears. Insomma, mancavano auricolari? Eh no… Ma Jens credeva nel suo progetto. Da solo non poteva ovviamente materializzare niente :) Allora radunò attorno a sè un team di designer e ingegneri e tutti insieme progettarono gli auricolari di cui il sign. Nylander aveva vaga idea (progettualmente, commercialmente sapeva benissimo come voleva muoversi). E così mise su una nuova compagnia e la chiamò JAYS. I designer - e quelli svedesi si sa che sono bravini - si ispirarono ai boccioli (sìsì) e crearono la forma in cui contenere il lavoro dei colleghi ingi. Ma questi ultimi? A chi o cosa dovevano far riferimento per ispirarsi e orientarsi verso quali caratteristiche improntare il suono di questi cosini? E allora Jens iniziò a sentire la gente, cosa volevano, cosa gli piaceva, che suono cercavano… Sì, proprio così. Iniziò a frequentare i forum in rete e a sentire la gente :) Capitò (non a caso) su Head-fi, il forum per eccellenza dei malati di audiofilia (io a volte mi sento scema a riguardo, ma se passo lì mi sento improvvisamente sana di mente :)). In quel forum c’è un altro ragazzone che si chiama Garret :) Non si occupa di audio come business, ma come mera passione. E’ folle. E’ capace di dirti la frequenza e i decibel di un suono ad orecchio. Di descriverti una scena sonora e di fartela immaginare, e non è facile. La posizione degli strumenti, l’altezza dei suoni… è pazzesco :) E insomma, per farla breve, quest’altro ragazzone è diventato consulente di Jens e adesso collabora attivamente allo sviluppo dei nuovi progetti della compagnia, è citato nel sito come test pilot :) Lui è capace di dirti dove il suono va corretto e come, poi gli ingi sentono Jens, insieme ponderano i costi e quindi eseguono :) Al momento Jays ha due modelli di riferimento, i j-JAYS di fascia media tipo MDR-EX 71 della Sony, e i d-JAYS di fascia più alta, tipo Shure i2c o i3c (come costo è nel mezzo, come qualità più verso il secondo).

E questi sono i retroscena.
E quali misteriose vie hanno condotto chi scrive verso l’acquisto di queste cuffiette intraurali made in Sweden?
Beh, fondamentalmente la recensione su iLounge, voto A-. Da lì mi sono incuriosita e ho cercato recensioni online… Scoprendo inizialmente che il suono, così come lo descrivevano, non era del tipo che a me piace, non da bass-head ma nemmeno mi piace analitico e clinico in stile Etymotic. Insomma, io credo proprio di essere tipa da Shure E500, ma costano 500 dollari :))) Nella recensione di iLounge delle d-JAYS le Shure ipermegastrafighe sono citate :)
Alla fine comunque, soprattutto perchè l’ultimo acquisto (Sennheiser CX300) per quanto riuscito non m’aveva esaltata più di tanto, decisi di provare l’ennesimo paio di auricolari, dopo varie Sony (tutte buone), delle Sharp (pessime), delle JVC (insapori) e le Sennheiser. Le d-JAYS come costo sono il doppio esatto, siamo appena sotto i 100$. Le vendono in pochi, Audiocubes ovviamente è tra quelli [no, non mi pagano mannaggia :) manco in natura, uffi :)], però due minuti dopo aver piazzato l’ordine scopro che le cuffiettine son in vendita pure su E-Price e a prezzi quasi stracciati ;) Solo banche però, le black a prezzo pieno (e chi le vuole?! :D). Insomma, tra sconto, cambio e spedizioni, 10 € in meno rispetto ad Audicubes, ca. 80 €.

E quindi. La storia l’abbiamo raccontata. I rifornitori li abbiamo comunicati. Che ci resta? Oh sì, come suonano :)))
Il meglio insomma :))

Ok, passiamo al succo della questione.

Queste auricolari sono splendide.
Le ho tenute in collaudo per una decina di giorni. Dedicandoci qualche oretta in esclusiva. Ascoltando senza interferenze, completamente immersa, prendendo nota mentalmente di cosa ascoltavo e come suonava. Notare però che io lo faccio non per testare i miei strumenti, ma per sentirmi la mia musica ;) Insomma, non ho musica per sentire auricolari o quel che sia, il contrario ;) Sennò sarei audiofila ;)

Partiamo dal meglio. La resa che le d-JAYS hanno sugli acuti e sui medi. E’ meravigliosa… Ogni sottigliezza è resa in maniera cristallina, precisa, dettagliata, senza essere fredda o analitica. E se ho potuto apprezzarla io che in genere preferisco un suono caldo e avvolgente…
Forse vale la pena di citare dove queste cuffiette si sono rivelate. Beh, io ascolto musica molto varia :) Però ho le mie fisse :) Piazzolla è uno dei miei amori, e sicuramente non è musica che spinge molto sui bassi :) Però se ascolto rock, nelle sue pur variegate accezioni, prediligo una resa calda. Bene, è con Piazzolla che queste d-JAYS si sono rivelate. C’è un suo brano, molto sinfonico, tutto archi che costituisce un bel banco di prova. E lì questi cosini semplicemente BRILLANO. C’è l’incipit che è un attacco di violini e violoncelli, entra prima il violoncello e poi il violino, questione di nanosecondi (e di cuffie buone). Con le d-JAYS è un delirio di vibrazioni. E così non le avevo mai sentite prima, con le varie Sony (le Senn non le cito perchè con questa musica si comportano molto male). Meraviglioso, splendido, posso sprecarci altri aggettivi ma credo di spiegarmi. Questo tipo di musica, sinfonica, molto ariosa, che quasi respira, è la preda preferita di questi auricolari.

Altro test con brani di solo piano. Adiós Nonino di Piazzolla, ancora. Ma posso citare anche cose più conosciute ai più, tipo Giovanni Allevi, Come Sei Veramente (alias spot BMW by Spike Lee), e Michael Nyman, The Heart Asks Pleasure First (alias colonna sonora di Lezioni Di Piano). Mmh, in realtà l’ultimo non è solo piano… Ok, con ordine: sui primi due brani, solo solo solo piano, le d-JAYS vanno molto bene, ma non commuovono. Tutti i toni bassi del piano sono un po’ meno accuratamente riprodotti, se li filano di meno insomma, queste cuffiette amano gli alti. Se ci sono però non capite più niente, è un delirio, un orgasmo, non esagero :) Infatti sul brano di Nyman, dove il piano si intreccia a un sottofondo di archi da paura, si arriva a voler piangere :))) Rispetto a brani solo piano è ovviamente più spaziato. E questa spazialità le d-JAYS la riproducono molto bene, quasi vedi gli archi come un paesaggio e il piano come te stessa/o attonito davanti al paesaggio che ti mozza il fiato (cacchio, sto descriveno la sequenza del film…). Non dico altro, sono cose che vanno provate :) Ho passato un sacco di tempo su Nyman, come mai prima. Mi si è rivelato insomma…

Io potrei anche finirla qui, per me questo basta e avanza. Però oggettivamente non tutti ascoltiamo sempre e solo Nyman :) Allora passiamo a qualcosina di roccherroll ;) A fatica, io potrei andare avanti altre due ore a descrivere Nyman/d-JAYS. Ma vabbè…

Rock and roll, baby. C’è tanta roba varia. Ci sono quelle canzoni molto intense e bass-driven, e quelle più ariose, più aperte. Vediamo di induviduare due esempi. Allora… Per la prima categoria ho un mio banco di prova, una canzone del Roberto Angelini prima maniera, Respira, in cui il basso ha un ruolo decisivo in un momento, tipo due secondi, che sono la chiave di volta del brano. Devo dire che la resa di questo passaggio è ottima con le CX300, e che se la mattina mi sveglio che voglio uscire con quella canzone nelle orecchie in metropolitana, prendo direttamente le Senn (quando mi fisso, posso ascoltare una e una sola canzone per giorni). Le altre, semplicemente, in quel passaggio se la filano… Ammazzano la canzone e, se non sai che quel passaggio è così “aggressivo” quando reso bene, nemmeno puoi immaginare quello che ti perdi (tanto). Che dire di queste d-JAYS in questo passaggio. Sono presenti. Ma non pulsano come le Senn. A differenza di tutte le altre però ci sono, non si danno assenti. Resta il fatto che tolgono un bel po’ di materia sonora al brano. Brano difficile in questo senso :) Poi, oltre a questo basso importante nella canzone, c’è la voce di Angelini, che è molto calda e intensa. E anche qui le d-JAYS fanno un po’ acqua, non le rendono giustizia. Tipo che senti benissimo il respiro di Roberto che prende fiato, ma la timbrica è molto ridotta. Mannaggia mannaggia.
Dov’è che invece le d-JAYS risalgono? Con una voce squillante e acuta come quella di Michael Stipe. Lì ritorna a splendere. Provare l’attacco a nitriti di Sidewinders Sleeps. Emozionante. Peccato che mi tolga emozioni su Angelini, uffi uffi :) Insomma, tutti quei brani dove il basso è decisivo, vengono digeriti maluccio. Ma non sono tante le canzoni così, almeno nella mia libreria. Lì dove invece c’è ariosità non c’è storia, l’ho detto. Tipo Shiny Happy People, per fare altro esempio. Poi va detto, rendono così bene acuti e medi che portano ruffianamente a voler ascoltare musica che ne abbia a profusione. Dove insomma la chitarra canta tanto, ecco… le chitarre sono un’altra cosa con cui queste auricolari vanno molto daccordo. Sia arpeggi di elettrica (The Great Beyond è un’altra che commuove!) che intessiture di acustica. Su queste ultime vale la pena fermarsi un attimo. C’è una canzone che ne ha molta, ma ha anche molta materia sonora prodotta a basse frequenze ;) Karma Police dei tristoni. C’è anche un piano a puntellare qua e là. E tutto meraviglioso fino a quando la canzone non svolta, verso la fine. Già in tutto il brano il basso pulsa molto, ma verso la fine sale in un crescendo molto bello che merita una riproduzione all’altezza. Purtroppo le d-JAYS, uans aghein, falliscono. Un po’ come nel brano dell’Angelini. Sono insufficienti. Che peccato… Ma credo che avere tutto ben definito e rappresentato significhi sborsare i 500 bucks delle Shure…

Credo che con questo abbiamo coperto un po’ tutta la gamma di possibili ascolti. Concludendo quindi: ottima resa, veramente spettacolare, di medi e alti (a patto che i vostri mp3 abbiano la materia sonora adeguata da far pompare a questi auricolari), buona la resa dei bassi dove questi non sono ossatura portante del brano o del passaggio singolo all’interno del brano, e infine spietate nel mettere a nudo la scarsezza di un mp3 codificato male, senti benissimo le zone di amputazione delle frequenze :)
Una cosa che aggiungo a posteriori: la risposta delle d-JAYS all’equalizzazione. Favolosa. Essendo molto dettagliate su tutto lo spettro sonoro, ci si aspettarebbe che enfatizzando questo o quello via EQ la resa del suono non cambi granchè. E invece no. Se provate a giocare con l’EQ mentre ascoltate un brano, il tempo di quei due secondi che l’iPod “sposta” il suono e tutta la scena sonora cambia. E’ meraviglioso percepire come si spostano gli strumenti, avanti indietro più in alto più in basso… Si ha la percezione chiara del movimento. In termini di adeguatezza al brano, il discorso cambia ovviamente. Se enfatizzate i bassi sul brano di Allevi che citavo affogate tutto (quello che fanno le CX300, e non c’è via di correggerlo, lo fanno anche ad EQ disattivato). Sono tutte prove che facevo mano mano che mi rendevo conto che un’equalizzazione che va bene per un po’ tutto, con le d-JAYS, non c’è. Per avere il meglio da ogni brano adrebbe spostato, avrei individuato un 2 o 3 EQ di riferimento, ma per un ascolto non troppo impegnativo, quando non richedi le prestazioni più spinte eheh, diciamo che può andare bene un EQ fissato su “rock”. Assolutamente bocciato “bass booster” (che invece è d’obbligo sulle Sony) e quella melassa del “loudness”, molto amata da parecchia gente (non vi capisco :)).

Per un’ottantina di euri vi portate a casa (anzi, vi portano a casa) uno scatolotto molto stiloso, 4 paia di cosini in silicone, 4 paia di filtrini sostitutivi se per caso quelli che già ci stanno volano via (può capitare anche questo??), e un paio di auricolari con il filo in kevlar (splittato in due, attacchi in oro) molto resistente a qualsiasi uso direi.

Packaging:

I cosettini intraurali. Si possono indossare sia in modo classico col filo che scende davanti sia col filo che passa dietro l’orecchio (invertendo però destra e sinistra), personalmente trovo più stabile la seconda, ma così sono più scomodi da togliere e mettere. Messi nel modo solito sono più comodi da togliere ma tendono a cascare, almeno nelle mie orecchie.

Particolare con commento ergonomico. Infilati nelle orecchie queste auricolari scompaio del tutto, non protundono :) Si appiattiscono nel padiglione auricolare, per la forma tutta loro che hanno. Santa cosa quando devi infilarci un casco da sopra, non si muovo proprio, mentre di solito l’imbottitura del casco le sposta o le fa cadere.

La cura dei dettagli fa sempre piacere al consumatore compulsivo:

Buoni ascolti, qualunque cosa usiate ;)

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