
Marx li chiamava bisogni indotti, cioè vedi una cosa, gli attribuisci un valore che oggettivamente non dovrebbe avere, lo soggettivizzi e riduci te stesso, o più spesso te stessa, a mera rondella nel meccanismo diabolico del capitalismo. Che per alimentarsi sfrutta appunto questa pratica diabolica dell’indurre nel soggetto spendente questi bisogni indotti che lo inducano (variazioni sul verbo indurre), come si evince, allo sgancio monetario, o alla disperazione per non avercene da sganciare ;)
Vabbè…
Stavo giusto guardando la gallery di iPod nani su i(Pod)Lounge.
E’ di una figosità pazzesca.
La cosa più figa? Beh… è sottile quanto una matita, è lucido, ha un display piccolo ma splendente, hanno aggiustato anche le auricolari (notato?), è cioè un gioiellino… sì ma.
Ma la cosa più bella è il packaging. Dico, la bustina nero opaco di due post più sotto. Da sola basta a volerlo.
Sarà mica solo per un photoshooting promozionale? Cioè se io accatto il nano (e per la prima volta il nero su un iPod ce lo trovo di un bello, ma di un bello)…m’arriva nella bustina, no? Sennò non c’è sfizio… Cacchio, 200 buck$ e non è manco Firewire, la bustina servirebbe a supplire.
L’iCeo potrebbe pure introdurre sul mercato una linea d’abbigliamento Apple. E accessori… Non so, tipo un orologino designed by Jonathan Ive, o le piastrelle del cesso, bianche con la melina al centro, come il retro del monitor degli iBook. Ah! Magari!